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IL PROGRAMMA
a cura di Roberto De Santis

 

La riforma fiscale ecologica
 
         

La politica verde sul rapporto economia ambiente: un fallimento annunciato

Settore inquinamento fisico, chimico, biologico

Aspetti istituzionali e legislativi per un governo federalista dell’ambiente

Federalismo fiscale e riforma fiscale ecologica

La compatibilità tra mercato e ambiente

La riforma fiscale ecologica

Gestione dei servizi ambientali Competizione privato-pubblico

Aree protette e difesa del suolo

Salvaguardia delle acque

Tutela della qualità dell’aria Prevenzione e limitazione dell’inquinamento acustico

Smaltimento rifiuti

Attività estrattiva in materia di miniere, cave e torbiere

Valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) ed industrie ad alto rischi

Protezione ambientale nel settore energetico

Radioprotezione

Informazione, partecipazione ed educazione ambientale

Organizzazione amministrativa

 

 

 

  Nell’ambito dell’Unione Europea è allo studio da alcuni anni l’adozione di strumenti economici fiscali per fare fronte ai diversi problemi ambientali: effetto serra e consumo di energia, distruzione della fascia di ozono, inquinamento delle acque e dell’aria, rifiuti del settore agricolo, emissioni sonore degli aerei, traffico stradale, rifiuti domestici e industriali.

Jacques Delors ha recentemente proposto una riforma tributaria "verde" che cerca di prendere due piccioni con una fava: occupazione e ambiente.

Si tratta di ridurre imposte e contributi che aumentano il costo del lavoro (in Europa il 50% mentre negli USA e in Giappone sono al di sotto del 35%), sostituendoli parzialmente con prelievi (tra cui la cosiddetta "carbon tax") su prodotti o processi produttivi inquinanti, che incentivino quindi la riduzione delle emissioni dannose.

Certo, I’elemento essenziale della produttività non è il costo del lavoro, bensì la padronanza del progresso tecnico. Esiste , però, un problema riguardo il lavoro poco qualificato che costa troppo in relazione non ai salari, ma agli oneri supplementari che pesano sulle imprese.

La manovra proposta da Delors, di riduzione delle entrate provenienti dai contributi sociali parzialmente compensata dalla tassazione dei cicli produttivi, oltre ad altri vantaggi, dovrebbe portare ad un aumento di 650.000 occupati per la dinamica che spiegheremo in seguito , quando , parleremo della proposta dei Giovani Industriali Tedeschi.

L’obiettivo non è di suddividere tra più gente il lavoro che esiste, ma , di crearne del nuovo per soddisfare i bisogni sociali ed ambientali disattesi.

Passando alla situazione di casa nostra, il Ministro dell’Ambiente ha elaborato delle proposte per introdurre "misure di incentivazione per la riqualificazione produttiva ed il risanamento ambientale".

Francamente, sembra che , non si voglia capire la differenza tra le ecotasse e le tasse e basta ed in diverse occasioni il "Tavolo dei Dieci", con le principali organizzazioni di categoria del mondo produttivo, ha dovuto rilevarlo criticamente.

Nelle prime, i prelievi devono essere commisurati alla quantità e alla qualità degli scarichi inquinanti, così da introdurre un incentivo a ridurre questi effluenti per evitare la tassazione.

In secondo luogo, la destinazione del loro gettito , dovrebbe essere destinata al recupero e al ripristino dell’ambiente.

Tale sistema, infine, deve rispondere al principio della neutralità fiscale, per cui ciò che si carica sull’ambiente deve essere scaricato da altri settori, in modo che resti immutata la pressione complessiva.

Le ecotasse, proposte prima da Ruffolo poi da Spini, prestano, perciò, il fianco alle obiezioni avanzate dal mondo produttivo, in quanto si risolverebbero in un fattore di riduzione della competitività dell’industria nazionale.

La riforma fiscale ecologica che proponiamo sarà invece agganciata all’evoluzione del quadro europeo ed internazionale e risponderà alle tre condizioni sopra elencate, oltre alla quarta dell’imposizione decentralizata e localizzata.

Una tassazione ambientale correttamente impostata potrà fornire i seguenti vantaggi:

– ridurre le diseconomie esterne provocate dalle differenti localizzazioni delle fonti inquinanti e ristabilire la "verità" dei prezzi per le risorse naturali;

– aumentare l’efficienza economica inglobando i costi estemi nella produzione (cioè "intemalizzando" i costi estemi, per usare il gergo degli economisti) e migliorando l’allocazione delle risorse;

– incentivare la scelta, da parte degli operatori economici, di tecnologie innovative che annullino o riducano l’impatto di processi e prodotti inquinanti;

– fare chiarezza sul costo effettivo del danno ecologico provocato dalle attività economiche al fine di sensibilizzare produttori e consumatori per un maggior rispetto dell’ambiente

Gli Ambientalisti Federalisti fanno proprio lo slogan lanciato tempo fa dai Giovani Imprenditoritori Tedeschi e che dovra essere uno dei capisaldi della prossima legislatura: "più tasse ambientali , meno tasse sui guadagni e sui redditi ".

L’idea in fondo, è quella che ha ripreso Delors per "vendere" I’imposta energia/carbonio, volta ad aumentare l’efficienza energetica e a ridurre l’effetto serra.

Il sistema fiscale e contributivo attuale obbliga a sostituire le macchine alla forza lavoro e, ineluttabilmente, ciò conduce a un risultato paradossale: sempre meno occupati devono finanziare un numero sempre maggiore di disoccupati, il che significa che le tasse e i contributi devono aumentare sempre di più finché il sistema non arriverà al collasso.

Una riforma fiscale ecologica contribuirebbe a fornire soluzioni durature per lo sviluppo economico e la stabilità sociale. Si potrebbero immettere sul mercato prodotti che durano di più e che è più facile riparare.

Sarebbe possibile creare concezioni nuove per la soddisfazione dei bisogni. Diminuirebbe il consumo di energia e così anche i rischi per il clima mondiale.

Questa riforma, infine, creerebbe più posti di lavoro mediante la seguente dinamica: lo Stato riduce i contributi previdenziali trasferendoli ai consumi energetici così il lavoro costa di meno e l’energia di più; i costi così modificati indurrebbero gli imprenditori a richiedere più lavoro a buon mercato e meno energia costosa. Ciò significherebbe più occupazione e più tutela ambientale, senza costi aggiuntivi per l’economia.

Deve essere ben chiaro che le "ecotasse", nelle varie modalità in cui saranno applicate, non devono rappresentare tassazioni aggiuntive alle varie imposte esistenti e non devono essere utilizzate per soddisfare la crescente voracità dello Stato per soddisfare bisogni clientelari dei partiti.

L’istituzione e la riscossione delle medesime, inoltre, deve avvenire nel modo più decentrato possibile, nel senso che saranno quanto meno le Regioni a stabilirne il tipo e la misura, ovviamente sulla base di direttive emanate dall’U.E. per l’efficacia dei provvedimenti e l’omogeneità concorrenziale.

L’impiego delle risorse, infine, dovra essere finalizzato quanto più possibile al recupero del territorio e dell’ambiente e a creare negli operatori economici quella cultura ecologica che non deve tradursi in ottusa opposizione al progresso tecnologico, ma in un uso cosciente dei beni disponibili sul nostro pianeta per migliorare la qualità della vita nostra e di chi ci sta vicino.

 
       
   
 
   

 

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