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IL PROGRAMMA
a cura di Roberto De Santis

 

Aspetti istituzionali e legislativi per un governo federalista dell’ambiente
 
         

La politica verde sul rapporto economia ambiente: un fallimento annunciato

Settore inquinamento fisico, chimico, biologico

Aspetti istituzionali e legislativi per un governo federalista dell’ambiente

Federalismo fiscale e riforma fiscale ecologica

La compatibilità tra mercato e ambiente

La riforma fiscale ecologica

Gestione dei servizi ambientali Competizione privato-pubblico

Aree protette e difesa del suolo

Salvaguardia delle acque

Tutela della qualità dell’aria Prevenzione e limitazione dell’inquinamento acustico

Smaltimento rifiuti

Attività estrattiva in materia di miniere, cave e torbiere

Valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) ed industrie ad alto rischi

Protezione ambientale nel settore energetico

Radioprotezione

Informazione, partecipazione ed educazione ambientale

Organizzazione amministrativa

 

 

 

  I principi fondamentali che sono alla base della concezione di una corretta politica ambientale sono essenzialmente due: il principio di sussidiarietà ed il principio di autonomia.

ll principio di sussidiarietà significa che la responsabilità decisionale è affidata al livello istituzionale più basso possibile compatibilmente con quanto si deve decidere nel rispetto dell’efficacia, dell’efficienza e della praticabilita' della decisione, dando comunque importanza agli strumenti di partecipazione popolare .

Il bilanciamento tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta è di fondamentale rilevanza in particolare proprio riguardo le tematiche ambientali, nell’intento di effettuare una sorta di rispettivo potere di controllo nei confronti di ogni possibilità di degrado e di attacco ai valori naturali.

Il principio di autonomia non può che essere correlato alla modifica degli articoli 117 e 119 della Costituzione.

In riferimento al dettato dell’art. 117, appare evidente che debba essere riformulato al fine di prevedere una pluralità di funzioni che consenta tempestività ed appropriatezza delle norme a quelle che sono le necessità di intervento ambientale in un particolare ambito territoriale. Questo con problemi logicamente diversi rispetto ad altre aree dello Stato. Problemi la cui risoluzione è per forza di cose correlata alla possibilità di strumenti legislativi ad hoc emanati da quel livello istituzionale che più opportunamente può affrontarli, perché ne ha conoscenza diretta.

Contestuale a questa potestà legislativa delle Regioni è l’autonomia finanziaria delle stesse. L’art. 119 nega di fatto ogni manovra finanziaria autonoma, ogni possibilità di investire proprie e consistenti risorse per le azioni necessarie ad incidere su problemi particolari e contingenti. Nega ogni possibilità di agire sia per mettere in moto risorse economiche adeguate alle esigenze operative, sia per intervenire sul prelievo fiscale che consenta il recupero degli investimenti.

Il soggetto che investe le risorse deve essere così anche il soggetto che effettua il prelievo fiscale, ricomponendo la scissione fra entrate ed uscite. Le due leve devono essere nelle stesse mani se si vuole davvero intervenire con responsabilità sulle competenze decisionali della pubblica amministrazione.

In buona sintesi, occorre una nuova "responsabilità politica", legata alle esigenze ambientali di territori omogenei e che consenta di vincolare la facoltà normativa ad un’effettiva operatività che non può prescindere dal disporre autonomamente di sostanziali risorse economiche.

Passando all’aspetto più propriamente legislativo, deleterie e micidiali sono state le leggi centraliste improntate al principio dell’uniformità, dell’omogeneità e dell’indifferenziazione socio-ambientale tra diverse aree dello Stato. In particolare, fallimentare è stato il meccanismo delle cosiddette "leggi quadro", che hanno svuotato l’azione delle Regioni.

L’ambito di elaborazione delle leggi, dal momento che dovrebbe avvenire in un’area geografica limitata, in un tessuto storico-culturale concernente una sfera economica con le sue peculiari caratteristiche, fondandosi su una particolare situazione ambientale, dal momento che dovrebbe essere il frutto di legislatori nati e formatisi in un territorio e con una base di conoscenze regionali e locali sicuramente maggiore rispetto alle conoscenze che ha un parlamentare della situazione italiana, ha in sé una probabilità di adeguatezza di soluzione del problema.

In tal senso non si trascurino poi le opportunità di (ri)conseguire la vicinanza tra rappresentanti e rappresentati, nonché la possibilità di un maggiore controllo sui propri eletti.

Per concludere, per superare o mitigare il perverso meccanismo della gestione pubblica ,della società e dell’ambiente – che "tangentopoli" incama emblematicamente – si possono individuare le seguenti proposte:

– procedere rapidamente non solo alla semplificazione, alla razionalizzazione ed all’armonizzazione delle leggi operanti nei diversi settori specifici, ma anche alla preparazione di un testo unico di legge per l’ambiente;

– differenziare la potestà legislativa e normativa in ordine ad ambiti territoriali omogenei;

– attuare concretamente una netta separazione tra controllore e controllato, realizzando un moderno sistema di vigilanza e ispezione ambientale, in modo che non vi sia soluzione di continuità nella catena "analisi ambientale-controllo-sanzione";

– garantire la rapida ed efficace esecuzione degli atti amministrativi, attrezzando anche gli Enti Locali, oltre che il Parlamento, per svolgere questa importante funzione.

 
       
   
 
   

 

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