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IL PROGRAMMA
a cura di Roberto De Santis

 

Settore inquinamento fisico, chimico, biologico
 
         

La politica verde sul rapporto economia ambiente: un fallimento annunciato

Settore inquinamento fisico, chimico, biologico

Aspetti istituzionali e legislativi per un governo federalista dell’ambiente

Federalismo fiscale e riforma fiscale ecologica

La compatibilità tra mercato e ambiente

La riforma fiscale ecologica

Gestione dei servizi ambientali Competizione privato-pubblico

Aree protette e difesa del suolo

Salvaguardia delle acque

Tutela della qualità dell’aria Prevenzione e limitazione dell’inquinamento acustico

Smaltimento rifiuti

Attività estrattiva in materia di miniere, cave e torbiere

Valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) ed industrie ad alto rischi

Protezione ambientale nel settore energetico

Radioprotezione

Informazione, partecipazione ed educazione ambientale

Organizzazione amministrativa

 

 

 

  La consapevole necessità di dover affrontare razionalmente le tematiche ecologiche, nonché la stretta ed innegabile interdipendenza che esiste tra le varie istanze di tutela ambientale e quelle di altri settori, spesso in conflitto, che intervengono nello sviluppo socio-economico (territorio-urbanistica, agricoltura, industria-commercio-artigianato, energia e, anche se in misura minore, lavoro, cultura, sanità, sicurezza sociale ecc.), sono da considerarsi quali presupposti cui non si e' conferito la dovuta rilevanza e che, se invece debitamente valutati, avrebbero evitato che alle iniziative finora messe in atto conseguissero risultati deludenti, motivati appunto da una assoluta carenza di coordinamento ed organicità d’intenti.

L’attenta e responsabile previsione degli effetti e dell’incidenza che sull’ambiente hanno i vari programmi operativi comporta così la necessita di sottoporre ogni singola opzione, di sfere ad una diversa procedura decisionale.

Occorre pertanto mutare senza esitazione l’indirizzo politico-amministrativo, passando dal teorico controllo delle opere (le autorizzazioni conferite caso per caso oppure in base ad atti di pianificazione settoriali e spesso generici) ad un preventivo ed effettivo controllo delle politiche, tramite una seria programmazione ed un efficace coordinamento di tutti gli usi diretti ed indiretti del territorio e dell’ambiente nel suo complesso. Pertanto conferendo cosi' alla politica ambientale i connotati ed i contenuti di un’economia di scala a lungo termine.

Di conseguenza ogni attività o iniziativa economico-territoriale dovrà essere ritenuta conforme all’interesse pubblico e quindi ammissibile solo previa verifica della sua assoluta compatibilità ambientale, anche in ordine alla situazione dell’area in cui andrà ad incidere.

Vi è da notare che , in questa materia , la politica finora esercitata appare estremamente arretrata rispetto alle prescrizioni delle leggi vigenti ed ai principi affermati dalla magistratura comunitaria e nazionale.

Costantemente la Corte di Giustizia della Comunita' Europea , la Corte Costituzionale Italiana , la Cassazione , il Consiglio di Stato ed i giudici di merito hanno affermato il primato degli interessi ambientali su altri interessi anche economici.

L’art. 130/R dell’Atto Unico Europeo del 17 febbraio 1986, inoltre, ha sancito il principio, rivoluzionario per la prassi politica finora praticata in Italia, che “le esigenze connesse con la salvaguardia dell’ambiente costituiscono una componente delle altre politiche della Comunità”.

Quindi, se manca la componente della salvaguardia ambientale, nessuna iniziativa economica o territoriale può essere promossa o portata a termine.

Altro aspetto delle politiche ambientali , che e' opportuno sottolineare , riguarda i poteri che devono competere ai diversi livelli istituzionali che intervengono nel processo decisionale

Condizione prioritaria per conseguire una razionale ripartizione in merito è il riconoscimento dei diversi aspetti in cui si presentano nei vari ambiti territoriali le componenti secondo le quali si articola il comparto della tutela ambientale.

In linea di principio il "governo dell’ambiente" dovrà pertanto essere affidato all’istituzione che conoscendo e gestendo lo sviluppo socio-economico di un’area di fatto omogenea, possa valutare al meglio le iniziative che si intende intraprendere e le conseguenze che si verranno a determinare in termini ecologici.

La scommessa principale che occorre vincere prima di tutto è proprio quella di riconferire credibilità ad una classe di governanti cui non crede più nessuno, per motivi di incapacità, di promesse non mantenute, di commistione con interessi personali e di partito.

È logico quindi che si potrà parlare di ambiente e di relativi programmi di intervento solo allorquando la "comunità" in senso lato potrà disporre di un interlocutore politico ed amministrativo di cui abbia piena fiducia: un interlocutore che è fatica sprecata ricercare all’interno delle forze politiche cosiddette "tradizionali".

 
       
   
 
   

 

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